giovedì 15 maggio 2008

Beneath the blue suburbian skies

Dopo di noi, la jungla

Allora, mettiamo che io stia cercando una casa in una cittadina che stavolta non vi dico, tanto l'ho già chiamata per nome altre volte.
Devo dire che andar per case è divertente. Di solito capisci che non le comprerai già dal portone; ugualmente ti fai un giro in una zona che magari conoscevi poco, getti uno sguardo da una finestra insolita, le stanze sono tutte vuote e ti metti lì a pensare a dove si accuccerebbe un bambino e dove si rintanerebbe un adolescente. Vivi un sacco di vite possibili; alla fine ti dicono il prezzo, tu fai il possibile per non ridergli in faccia, tanti saluti, la faremo sapere.

Ieri per esempio un tale ci aveva promesso “un pezzo di villetta praticamente in centro”. Alééééé! E un superattico no? Andiamo a vedere. Per essere in centro, non è in centro. È in uno di quei quadranti residenziali degli anni Settanta che hanno un certo effetto su di me, perché in luoghi simili vivevano quasi tutti i miei compagni delle elementari : casetta, cortile, un aiuola, due ciliegi, un garage, e da qualche parte quell'uccello che fa sempre cuu-cuuu (io vivevo sopra un officina sulla statale, vroooom! Vrooom!) Tutto questo percuote il mio cuore come la promessa di un'estate infinita, il calcetto per strada, le ragazze che saltano su piste di gesso...
“E poi, ci tengo a dirlo, è una zona italiana al cento per cento”.
“Eh, già”.
“Perché sa, adesso c'è tanta gente che scappa dal centro... senza voler discriminare nessuno, però... sta diventando una jungla”.

Fanno tutti così. Forse è colpa mia, che se mi chiedono “lei è di qui”, rispondo di no. In realtà sono nato a 15 km di distanza, in centro ci abito e ci lavoro, però non glielo dico: e il risultato è che cercano di vendermi una via di brutte casette anni Settanta come il quartiere fortificato sudafricano, sospeso tra le bidonville.
“Una jungla, una jungla”.

La principale emergenza criminalità in centro sono gli scippi in bicicletta. Giusto ieri però leggevo che è stata debellata: si trattava di un 15enne albanese che siccome in quattro mesi ha scippato 25 donne, è stato battezzato dal Resto Del Carlino “scippatore seriale”. Qui c'è tutto lo stile dei giornali locali: se in zona non c'è un assassino seriale, e nemmeno uno straccio di stupratore seriale, ci arrangiamo con lo scippatore; sarà seriale pure lui. Così non si rischia di confonderlo con gli scippatori episodici, quelli occasionali: voglio dire, se mi scappa di acciuffare una borsetta in piazza mica sono uno scippatore seriale, no? Il RdC descrive anche il suo “modus operandi”:


dopo aver individuato le proprie vittime, generalmente donne anziane a bordo di biciclette, le avvicinava da tergo, anch’egli a bordo di un bicicletta, e, con mossa repentina, asportava le borse riposte incautamente nei cestini, per poi fuggire.

Una strategia diabolica, anche se per scippare una vecchina in bicicletta non me ne verrebbero in mente altre. (Il frontale? Farsi investire e fingere un malore?)
Nel frattempo il venditore ci ha fatto vedere il piano terra. L'unica vera finestra è a affacciata a nord, e sbarrata da inferriate. “Però è molto luminoso e tranquillo... siamo tutti tranquilli, qui...”
Il figlio del vicino di casa sta suonando la batteria. Non è neanche male, dai.
“Perché senza essere razzisti, è inutile nasconderlo, quando poi arriva il rumeno, o il cinese... anche se è uno tranquillo anche lui, eh? Però il valore cambia”.

Dalla strada vedo passare una Ritmo rossa – non avesse la vecchia targa nera, penserei che è stata reimmatricolata da un fanatico del vintage. Invece no: è una Ritmo del 1981, e non stona nell'insieme. E a quel punto mi viene veramente da ridere, però non posso! E non posso neanche rifarmi gli zigomi e presentarmi alla porta con una valigetta piena di Yuan, ma Dio sa quanto mi piacerebbe.
“Buongiolno signole, ho visto sua blutta casa in qualtiele di vecchie case in cemento, abitato da anziani signoli italiani, sì? Io so che essele in vendita”.
“Ma veramente noi... non per essere razzisti, ma abbiamo deciso di fare del nostro quartiere cadente il baluardo della razza ariana, e quindi...”
“Io ho qui tlecento subito”.
“Affare fatto. Lunga vita al Presidente Mao”.
“Plesidente Mao molto”.
“Sì, piace molto anche a noi”.

C'era una via così nel paese dove abitavo. Avevo un paio di amici lì. In realtà era la via più sicura del mondo, siccome contava ben due residenti agli arresti domiciliari. Un bel risparmio per i carabinieri di ronda: due firme al prezzo di una. Però, ripensandoci, col senno della maggiore età, una via di 500 m. con due arresti domiciliari ha da essere un record. Cioè, che infanzia ho vissuto? Uno spacciava droga, l'altro droga più armi. Tutti italiani, eh, ci mancherebbe. Gente tranquilla. Solo i cani, un po' mordaci.

Invece adesso sto in centro, in affitto. Anche qui, ci avevano spiegato, “siamo tutti italiani”. Tranne un interno che restava sempre sfitto. Un bel giorno è arrivata la famiglia magrebina, col passeggino: la jungla che avanza! Io ci speravo da sempre, che arrivasse quel momento in cui si insediano gli stranieri e i prezzi crollano. Ma l'affitto non me l'hanno mica abbassato, anzi. E, scommetto, neanche ai magrebini.

Non per fare il razzista: io lavoro a scuola e quando lavoro per me le razze non esistono. Lo dico anche ai ragazzi. Gli dico che hanno fatto un esperimento molto complicato (hanno mappato il genoma, vabbè)... e hanno scoperto che le razze veramente non esistono. Ma se compro casa è chiaro che penso a tutto. M'interessa l'orientamento, il verde, il posto macchina, e m'interessa pure il colore della pelle dei vicini. Non andrei mai a vivere sopra una friggitoria cinese. Non andrei mai a vivere in un condominio con altre cinque famiglie tutte curde o cingalesi. Quindi in generale sì, preferirei vicini italiani. Non per essere razzista, anche se forse un po' lo sono.

Ma per lo stesso motivo preferirei non avere vicini poveri, e non c'è un motivo al mondo per cui la povertà debba rimanere a lungo fuori da un quartiere così dimesso. Cioè, guardatevi, girate ancora in Ritmo. Oppure vi prendete un SUV della Kia, ma a chi la raccontate? Queste vecchie case non troppo grandi e non troppo luminose, che vi verranno libere quando vi muore il nonno o la zia, non le rivenderete agli italiani – almeno finché la povertà non li avrà ripresi, questi fighetti illetterati nipoti di contadini, quindi chissà, quel giorno forse non è così lontano. Ma a quel punto il posto dello scippatore seriale albanese se lo sarà preso uno scippatore seriale di Quartirolo, e a me che differenza fa? Seriamente, che differenza fa? Le razze non esistono. Esistono ricchezza e povertà, e c'è capitato di vivere un decennio in cui la pelle scura è un indicatore di pezze al culo. Tutto qui.

E a proposito di culo, o proprietari: lo volete capire che state appoggiando con troppa sicumera il vostro su un'enorme bolla immobiliare? Parlo almeno del paese mio, dove per un quartiere del genere ti propongono prezzi assurdi, buffoneschi, catartici, dirompenti, esagerati, folli, gargantueschi, hollywoodiani, insensati, jenniferlopeziani, kafkiani, luculliani, massicci, notevoli, oppressivi, pazzeschi, quasariani, roboanti, strabilianti, temerari, unici, viziati, watussiani, xenofobi y zarri.

Un po' vi compatisco: vi hanno raccontato sin dalla culla che tutto era vanità, fuorché il mattone. Le maglierie potevano chiudere, la lira sprofondare, l'oro arrugginire, ma il mattone sarebbe cresciuto sempre. Sempre. Bastava mettere su quattro pareti e un tetto, e tutti avrebbero fatto la fila per comprartelo.
Adesso sospendono i cantieri. Ne ho visti: metton su le impalcature, poi si fermano. Nessuno ha più voglia di comprare: e voi fate pure i difficili. Valà che ve lo sognate pure voi, il cinese con la valigetta. Però anche i cinesi hanno i loro problemi, adesso.

martedì 13 maggio 2008

tramare nell'Ombra

Salve, sono Walter Veltroni, il vostro Presidente del Consiglio Ombra.
Forse mi conoscete già per La scoperta dell'Alba e Acqua calda, che sorpresa!
Oggi vi parlo del Consiglio d'Amministrazione Rai, che tra qualche mese dovrebbe dimettersi ed essere rimpiazzato secondo i criteri previsti dalla Legge Gasparri.
Questa legge al Governo Ombra non piace, perché è illiberale. Anzi, è proprio una legge truffa, diciamolo. Quando Gasparri la propose, noi ci opponemmo con tutte le forze, perché eravamo all'opposizione.

Qualche anno dopo siamo andati al governo, con un programma che prevedeva la modifica della legge Gasparri. Però non l'abbiamo modificata.
C'erano altre priorità, e comunque il nostro ministro, Gentiloni, ci stava lavorando... finché a febbraio è cascato il governo.

Coincidenza, è caduto proprio quando ho fatto sapere che il PD correva da solo. Così la legge Gasparri è rimasta al suo posto, già.

In seguito ho perso le elezioni - provatele a vincere voi, con la concentrazione mediatica che c'è in Italia - e sono diventato Presidente Ombra, come sapete.

Ora sto chiedendo alla nuova maggioranza, per cortesia, di non nominare il CDA Rai secondo la legge illiberale che in due anni non abbiamo modificato. E se glielo chiedo cortesemente, chissà, magari ci stanno. Insomma, ce provo.

Però la linea è disturbata... ci sono come delle risate in sottofondo... Hallo? Hallo?

lunedì 12 maggio 2008

Il re dei can per l'aia

Lo Stato di Travaglio

Mettiamo che io fossi il Presidente del Senato di uno Stato... non come l'Italia, uno Stato democratico; mettiamo che accendendo la tv trovassi un giornalista male informato che mi dà del mafioso. Beh, senz'altro mi arrabbierei. E poi convocherei una conferenza stampa per smentire le affermazioni del giornalista. Ah, non mi tratterrei dal querelare il giornalista: la legge me ne dà il diritto, e lo stesso rispetto che nutro per la carica che rivesto me lo imporrebbe. E siccome sono stato diffamato in diretta tv, chiederei (e otterrei facilmente) uno spazio televisivo analogo per argomentare meglio la mia smentita. Questo, se fossi il Presidente del Senato di uno Stato democratico; non dell'Italia, che pare sia una dittatura. L'avreste detto mai?

In questa Italia dispotica, c'è un solo canale (Rai3), un solo presentatore, (Fazio) e un solo giornalista che ha il diritto di parlare (Travaglio), infangando ogni carica dello Stato che gli capiti a tiro... senza possibilità di contraddittorio! Cioè, vi rendete conto? Se il povero Schifani vuole difendersi, non può! Ne è prova che non ha ancora ufficialmente smentito le dichiarazioni di Travaglio, né lo ha denunciato. Probabilmente vorrebbe farlo, ma in tv nessuno è disposto a inquadrarlo: tutti temono Travaglio e il suo diabolico potere, evidentemente. Giusto su qualche giornale clandestino, o tra i marosi del World Wide Web trovi qualche temerario disposto a difenderlo, ma con esiti abbastanza scarsi. Stamattina, per esempio, Filippo Facci ha fatto quel che ha potuto su Macchianera. Onestamente pensavo che la seconda carica dello Stato si meritasse qualcosa di meglio… ma giudicate un po’ voi.

Sul serio: che dobbiamo fare con Marco Travaglio?
Perché vedete, quelle di Marco Travaglio non sono «opinione diverse»: sono piccole e grandi falsità mischiate a omissioni, ciò che nell’insieme forma una cosa che si chiama propaganda.
Che sia per se stesso, o per i suoi amici, è propaganda. E che dovremmo fare? Si sbaglia in ogni caso. Se te ne occupi fai il suo gioco vanesio e legittimante, oltretutto perdi un sacco di tempo perché la quantità di cose appunto false e omissive da lui dette è talmente clamorosa da rischiar di consumare, solo per replicargli e smentire, tutto il tuo tempo e tutti i tuoi articoli. Se invece non te ne occupi, viceversa, c’è il rischio che il silenzio passi per assenso e dunque s'insinui come una droga che dia subito assuefazione, talchè lui, per farsi notare e fare sempre più il fenomeno, ogni volta alzi la dose delle cretinate che scrive e che ripete a pappagallo. Che fare, dunque?
Questo è solo un preambolo astioso, ma vedrete che nel prossimo paragrafo Facci confuterà le accuse di Travaglio, una per una, con dati alla mano.
Va considerato peraltro che l’ego pubblico del ragazzo è talmente devastante da farlo esser fuori casa sette giorni su sette: presentazioni di libri suoi, libri di altri, spettacoli teatrali, girotondi, kermesse satiriche, comizi di Grillo, convegni organizzati da circoli culturali o da banche, soprattutto talk-show illiberali sinchè non lo invitano, questo secondo uno schema nondimeno brutale: se l’invitano deve poter dire qualsiasi cosa di questo regime, sennò è la prova che il regime c’è; se non l’invitano, beh, vuol dire che il regime c’è definitivamente. Beh, anche qui non è ancora entrato nel merito, però non ha tutti i torti, dai, ormai Travaglio è onnipresente. Ma... le accuse a Schifani?
A proposito: Biagi è stato cacciato. Non è vero, è documentalmente provato che è falso, niente di serio prova il contrario: ma a lui e altri lo ripetono sperando che la cosa passi in cavalleria. Biagi? E Biagi che c'entra? Dai, Facci, la polemica su Biagi un'altra volta. Oggi bisogna difendere il Presidente del Senato da un'accusa pesantissima!
Propaganda? I signori conduttori, nel dubbio, lo invitano. Travaglio oltretutto alza gli ascolti perché attira sia i descolarizzati & frustrati che lo amano (target Di Pietro) sia quelli che lo detestano e allora lo guardano come si guarda, dicendo «che schifo », un gatto spiaccicato sull’autostrada. Di Pietro comunque è laureato in giurisprudenza con 108/110, eh. Sbaglia spesso i congiuntivi, ma quando parlo anch'io. Comunque si parlava di Schifani.
Nel frattempo il terzo gode: si chiami Santoro, Fazio o chi volete. Che ci vuole: è sufficiente dissociarsi con una formuletta. L’ha fatto l’altro giorno Fabio Fazio, tutto contento e finto preoccupato, anche un po' viscido, perché Travaglio è uno che fa comunque rumore e che fa parlare della tua trasmissione. Sì, effettivamente Fazio è un po' il re della doppiezza... volevo dire della dissimulazione onesta... ma parliamo di Schifani.
Travaglio ha detto cose orrende del neo presidente del Senato, Renato Schifani, estraendo dal cappello alcune remote frequentazioni tra lui e altra gente che è stato indagata per mafia 18 anni dopo. EVVAI! FINALMENTE!!! FALLO NERO!!!
Più in generale, a Travaglio non par vero di potersi auto-associare a giornalisti come Lirio Abbate (persona seria, minacciata dalla mafia, ma essenzialmente cronista come Travaglio non è mai veramente stato) Ma insomma, Abbate conferma? Perché più del valore del giornalista Travaglio, c'interesserebbe sapere se Schifani ha frequentato mafiosi o no.
come Roberto Saviano, l’autore di Gomorra che ad Annozero, qualche settimana fa, in confronto, ha fatto sembrare Travaglio come un figurino patetico e impiccato ai suoi verbalini. Minacce mafiose: conoscendolo, è la medaglia cui Travaglio ambirebbe maggiormente. E una bella scorta, magari. Perché lui è libero e il regime vuole ucciderlo, mentre non siamo prigionieri e non ci fila nessuno: lo schema, involuto, è questo. Sì, sì, va be', viva Saviano, ma Schifani ha frequentato dei mafiosi o no? Cosa dice esattamente Abbate?
Da capo: che fare, dunque? Non se ne uscirà, di questo passo. La logica degli ascolti e la vanità di questo addetto stampa della Magistratura italiana presto ce lo mostrerà anche alla ‘Prova del cuoco’ ad accusare Giuliano Ferrara di essere grasso (la sfottò per difetti fisici è una sua ossessione, da fascistello che è) o a spiegare che la lobby dei tacchini natalizi era chiaramente citata nel Piano di Rinascita nazionale caro a Licio Gelli. Prova del cuoco? Giuliano Ferrara? Licio Gelli? Mi sembra di vedere un cane menato in mezzo all'aia. Facci! C'è un presidente del Senato da difendere da accuse infamanti!
Perché un altro punto, e ve lo dice uno che i verbali giudiziari li ha letti e masticati per vent’anni, è che Travaglio non è uno appunto che ha «opinioni diverse», Travaglio è un cialtrone. Sarà anche un cialtrone, ma... insomma, Schifani ha frequantato dei mafiosi o no?
Marco Travaglio è un grandissimo cialtrone inviso a qualsiasi persona intellettualmente onesta e minimamente informata. E’ la faziosità pura, la riproposizione dei passaggi di alcune sentenze al posto di altri, di certi verbali al posto di altri, di certi avversari al posto di altri. E’ l’enfasi delle sentenze di condanna e in caso di assoluzione è la sottolineatura delle parti che la condanna auspicavano. E’ l’invenzione di status giuridici inesistenti (prescritto al posto di non colpevole, soprattutto) o è la citazione dell’articolo articolo 530 come «insufficienza di prove» anziché «assoluzione perchè il fatto non sussiste». Sì, sì, sì, ma Schifani?
E’ dire «in nessun paese del mondo avviene che» anche se non è vero, sapendo che nessuno o quasi andrà a controllare: vedasi il caso delle intercettazioni telefoniche, o del celebre conflitto di interessi, che negli Usa sarebbe tranquillamente tollerato come ha ripetuto Al Gore di recente. "Sarebbe tollerato?" Ci pigli per il culo?
Più in generale, Marco Travaglio è un fracco di balle di cui nessuno si accorge perché lui è così «documentato» che nessuno si prende la briga di controllare, tantomeno conduttori e direttori e caporedattori. Per anni Travaglio ha attribuito a Paolo Borsellino la citazione di una telefonata tra Mangano e Dell’Utri dove si parlava di droga: appreso che questa telefonata non è mai esistita, lui ha continuato a citarla. Vabbè, la storia è nota: Mangano al telefono parlava di "cavalli"; quando ne parlava con Inzerillo si trattava di carichi di droga, quando ne parlava con Dell'Utri, si trattava di cavalli veri. Dettagli suggestivi, ma... Schifani?
Travaglio ha scritto balle contro Mediaset e Fdeele Confalonieri: condannato, ma non lo sa nessuno. Ha scritto balle contro Cesare Previti: condannato, ma non lo sa nessuno. E pochi sanno degli errori materiali (chiedete a Giuseppe Ayala) e pochi sanno dei casi di omonimia di cui ha dovuto scusarsi (chiedete a Pierferdinando Casini, Giuseppe Fallica e Antonio Socci) e pochi sanno soprattutto delle tantissime sciocchezze e omissioni che nessuno sta neppure a smentire. All’ultimo Annozero Travaglio ha detto che Grillo non può essersi arricchito con l’antipolitica perché i 4 milioni di euro da lui dichiarati, in realtà, sono del 2005, e cioè di quanto i vaffanculo day neppure li faceva. Non è vero, sono i redditi denunciati l’anno scorso: ma a lui basta dirlo. Comincio a capire lo schema: se Travaglio ha scritto tante balle, sarà anche una balla quella dei contatti mafiosi di Schifani. Un po' tortuoso, però: non si faceva prima a dimostrare che Schifani non ha avuto contatti coi mafiosi?
Al V-day di qualche settimana fa Travaglio ha tuonato contro i finanziamenti pubblici all’editoria e ha detto che anche l’Unità percepisce contributi «come tutti i giornali italiani»: e non è vero, perché la sua l’Unità percepisce più contributi di tutti in quanto stampa politica come tantissimi altri giornali non sono. Se vai suo internet e cerchi l’ultimo articolo di Travaglio contro Gianni Alemanno, nei sindaco di Roma, trovi le accuse più incredibili contro di lui ma neppure la citazione del dettaglio che è stato assolto. Sempre assolto. Non è vero che l'Unità prende contributi perché... ne prende di più? Che razza di argomento è? e soprattutto: cosa c'entra con Schifani?
Il fatto è che il nostro precisino sa essere tremendamente impreciso: ogni volta alza la posta dell’invettiva, abbassa l’asticella del target e tutto il resto è regime: magari citando e ricitando Montanelli. Quando un Montanelli redivivo, oggi, a uno come Travaglio, gli rilascerebbe sul sedere un bel verbale a forma di tacco. Usare i morti è sempre facile: non possono smentire, neanche loro. C'è da dire che finché era vivo Montanelli lavorava con Travaglio, non con Facci. Ma ho uno scoop: se Montanelli fosse vivo mi preparerebbe il caffè ogni mattina, perché sono un gran figo, mentre Enzo Biagi mi massaggia la schiena.
Poi ci sono quelli, stupidi o in malafede, che dicono: però le cose che Travaglio ha detto su Schifani sono vere. Ecco, tutto qui: sarò stupido o in malafede, ma voglio sapere se Schifani frequentava dei mafiosi o no. Le tue risse da condominio con Travaglio falle pure su AnnoZero, tanto cambio canale.
E invece sono irrilevanti, pretestuose e nondimeno, per come presentate, false. Oh, ecco. Spiegaci il perché
Sono irrilevanti perché stiamo parlando di persone che Renato Schifani ha frequentato 30 anni fa (nel 1979) e che solo 18 anni dopo sono state riconosciute come mafiosi: basti che gli dei di Travaglio, i magistrati, non hanno mai interrogato né accusato Schifani per questa faccenda. Quindi se 30 anni fa Schifani avesse frequentato davvero dei mafiosi non sarebbe grave? E poi non è chiaro: 18 anni più tarsi cosa è stato scoperto? Che erano appena entrati nella mafia o erano già affiliati nel nel 1978 quando si vedevano con Schifani? Io non lo so, perché non ho il libro, ma tu che ce l'hai, perché non lo scrivi? Perché i magistrati non se ne sono mai accorti? Ma i magistrati sono gli dei di Travaglio, non i tuoi. E se si fossero sbagliati?
Inoltre il libro piuttosto vecchiotto da cui Travaglio ha copiato le sue accuse, diversamente da come indegnamente fatto da Fabio Fazio, riporta la questione in maniera corretta: e cioè? Quindi il libro ce l'hai? Perché non citi almeno due righe?
tanto che Schifani il libro non l’ha mai querelato. Ma se per questo non sta querelando neanche Travaglio! Cosa dobbiamo pensare?
Ecco perché è particolarmente odioso che Travaglio cerchi di ripararsi dietro Lirio Abbate, autore del libro e ottimo cronista già minacciato dalla mafia: «Devono avere il coraggio di dire che Abbate è un mascalzone» ha infatti detto Travaglio da Fazio. Ma Abbate non è un mascalzone, e Travaglio invece sì, perché mente. Non è mica tanto chiaro, sai. Abbate dice il vero, Travaglio lo cita, eppure mente. Ma su cosa?
Travaglio, in trasmissione, ha dolosamente citato le amicizie di Schifani come se corrispondessero a una notizia, a una rivelazione che tutti nascondono tranne lui: «I giornalisti non scrivono che Schifani ha avuto delle amicizie con dei mafiosi perché non lo vuole né la destra né la sinistra, ma io faccio il giornalista, devo raccontarlo» ha detto in tv l’ultimo giornalista sulla Terra. Effettivamente è curioso che ne parli solo lui. Vien da pensare che gli altri non lo sappiano, o preferiscano non parlarne.
I giornalisti normali, in effetti, non hanno tirato fuori una vicenda che è vecchia, penalmente irrilevante e già pubblicata più volte: vicenda che ora Travaglio si è reinventato per trasformarla in una vaga primizia che ha spolverato con lombrichi e muffe prima di coprirsi infine con Lirio Abbate Ah, non ne parlavano perché era roba vecchia e penalmente irrilevante. Lui invece la tira fuori, e in questo modo mente. Mah.
e questo solo perché Schifani è diventato presidente del Senato. Scusa se è poco, eh. Fino all'altro ieri era una faccia in tv, adesso è la seconda carica dello Stato, se tu fossi un giornalista capiresti che in questi casi ti rivoltano anche i cassetti, e se ci trovano muffe di vent'anni fa è comunque uno scoop... aspetta, ma tu sei un giornalista...
In questo quadro c’è ancora chi fa spallucce se si reclama un contraddittorio: inteso come possibilità di spiegare al pubblico le malizie di un disonesto professionale. In questo quadro, secondo Travaglio e secondo un imbarazzatissimo Antonio Padellaro, direttore de l’Unità, dovrebbe essere Schifani a fornire spiegazioni: siamo alla follia. Ma non chiedete tutti la stessa cosa? Un contraddittorio servirà a Schifani per spiegarsi, no? Che problema c'è? Ah, già, dimenticavo, esiste un solo canale tv (Rai3), un solo conduttore (Fazio) e un solo giornalista con diritto di parola (Travaglio)
Travaglio deve ancora fornire spiegazioni, detto tra parentesi, circa l’episodio che lo rese noto: la volta ossia che andò da Luttazzi a sostenere riga per riga tutte le accuse che dipingevano Berlusconi come un mafioso. Quelle accuse sono cadute tutte ...in prescrizione, dai. O perché ha cambiato la legge. Ci prendi per fessi?
ma lui non si è mai scusato. Si capisce. Dovrebbe dire così: "Scusatemi, credevo che avesse corrotto i tali giudici, ma il processo è andato in prescrizione e quindi mi sbagliavo..."
Ha continuato a riportare ogni singola accusa nei suoi libri. Tutte. Dicendo magari che le indagini sono state archiviate, sì, «ma con motivazioni durissime». In natura esiste qualcosa del genere: si chiama scarabeo stercorario. Nel giornalismo italiano si chiama Marco Travaglio. Bella chiusa.
Mi resta solo un dubbio: Schifani aveva frequentazioni mafiose o no? Possibile che in diecimila battute non sei riuscito a dire di no?Adesso è colpa mia se comincio a sospettare che sì?

giovedì 8 maggio 2008

Israele va alla Fiera

L'ospite difficile

Invitato come Ospite d'Onore presso la fiera del libro di una città al di là del mare, lo Stato d'Israele ebbe qualche difficoltà a prenotare un volo in business. Siccome i posti sul corridoio (che tradizionalmente prediligeva) erano già tutti prenotati, si rassegnò a un posto con il finestrino, perché in fin dei conti lo Stato d'Israele nei casi di difficoltà si comporta esattamente come chiunque altro: si adatta.
Però a tutto c'è un limite, e decisamente quel signore barbuto e sudato che a pochi minuti dal decollo si piantò davanti a lui blaterando insulti incomprensibili lo stava oltrepassando. Dai suoi insulti, e dai mugugni dei vicini passeggeri che sembravano capirlo, lo Stato d'Israele intuì che lo volevano far fuori, come al solito. Per fortuna era già accorsa un'hostess biondina, che con qualche imbarazzo spiegò che si era trattato di un increscioso caso di overbooking: insomma, la stessa poltroncina era stata venduta a due clienti diversi.
“Io però l'ho comprata prima”, azzardò lo Stato d'Israele.
In un inglese stentato il signore barbuto obiettò che questo era tutto da dimostrare, e che comunque in quella poltroncina si era seduto prima lui, anche se poi era dovuto alzarsi per andare ad allungare il bagaglio a mano ai suoi cugini che sedevano qualche fila più dietro.
Insomma, sono circondato, constatò lo Stato d'Israele: ma se pensano di avere a che fare con un rinunciatario, si sbagliano e non di poco... “Gli affari privati del signore non m'interessano: io questo posto l'ho comprato, mi appartiene, e non mi sposterete di qui con le cannonate”. Questo fiero discorso sembrava aver fatto il suo effetto sulla hostess, senonché il barbuto reagì semplicemente ripetendolo con una foga un po' barbara e riprovevole: anche lui aveva comprato quel posto, quindi apparteneva anche a lui, e anche lui non si sarebbe smosso a cannonate, tanto più che non era solo, ma viaggiava in compagnia!
Questo riferimento neanche tanto velato alla condizione di solitudine dello Stato d'Israele non ottenne l'effetto desiderato: invece di perdersi d'animo, lo Stato reagì invertendo l'argomento.
“In effetti ho notato che viaggiate in compagnia. Quanti siete?”
“Quindici. E non cederemo”.
“Lo vede, signora hostess? Loro hanno dunque il diritto di avere quindici posti, e io neanche uno? Dico, se questa non è prepotenza, se non è prevaricazione, cos'è? Lungi da me richiamare i tristi fantasmi del mio passato, ma...”

Appena ebbe sentito l'espressione tristi fantasmi del passato, l'hostess si volatilizzò spiegando che andava a parlarne col comandante, e nessuno la vide più in quella corsia per tutta la durata nel viaggio. Ne arrivò invece un'altra, un po' più energica, che non volendo perdere altro tempo (l'aereo era già sulla pista) convinse più o meno bruscamente il passeggero barbuto ad accomodarsi un momento nella classe turistica, in attesa che fossero ultimate le procedure di decollo. Lo Stato d'Israele festeggiò silenziosamente un'altra vittoria della sua proverbiale ostinazione, e non appena l'aereo ebbe completato la virata, celebrò la conquista della business concedendosi una meritata pennichella.
“Ma guarda che maleducato, questo bianco! A momenti il suo schienale mi arriva alle ginocchia”.

La frase penetrò il cuore sensibile dello Stato d'Israele come una lama nel burro. Bianco? Lo avevano chiamato bianco! Se solo avessero saputo la sua storia... tutti quegli anni in cui i bianchi gli avevano dato la caccia... e adesso il bianco era lui? Che razza di ingiustizia era questa? Forse era meglio far finta di niente... ah, no! Il passato aveva dimostrato cosa succede a far finta di niente anche solo per dieci o vent'anni! No, bisognava reagire alle provocazioni: colpo su colpo.
“Mi scusi, sono lo Stato d'Israele”.
“Non me ne frega niente”.
“Il suo tono è piuttosto irrispettoso”.
“Lo schienale del suo sedile sulle mie ginocchia lo è altrettanto”.
“Ma è un mio diritto abbassare lo schienale! Se solo avesse dato un occhiata all'opuscolo...”
“Sì, sì... prima si prende il posto di mio zio, e poi...”
“Ecco, ho capito. Il problema non è che ho abbassato lo schienale...”
“Veramente sì. Non riesco a stendere le gambe”.
“No, il vero problema è che non sono suo zio! A suo zio lo avrebbe lasciato fare, vero?”
“Io e mio zio c'intendiamo, ma non è questo il punto”.
“Il punto è precisamente questo. Lei riconosce a mio zio un diritto che non riconosce a me. Per lei io ho meno diritti di suo zio, sono un passeggero di serie B. È così che stanno le cose?”
“Al massimo è lei che ha trattato mio zio come un passeggero di serie B. Perché gli ha rubato il posto?”
“Io non ho rubato assolutamente niente! Moderi i termini! Questo posto è mio. L'ho acquistato prima di suo zio!”

Nel frattempo, in classe turistica, la hostess stava cercando di spiegare al famoso zio che il suo usurpatore, lo Stato d'Israele, non era sostanzialmente cattivo.
“Ha vissuto braccato per anni e anni, con l'incubo di essere eliminato”.
“Ma questo non gli dà diritto a prendere il mio posto e...”
“Bisogna capirlo”.
“Veramente lo capite tutti benissimo. Sono io che non parlo bene la vostra lingua. Perché nessuno fa un po' di fatica per capire me? Pensa che riuscirà a trovarmi un altro posto di là?”
“Senta, le farò una confidenza: la nostra business non è un granché. I sedili hanno il velluto spelacchiato, e cigolano alle vibrazioni. Qui in turistica potrebbe persino trovarsi meglio..”
“Ma ho tutta la famiglia di là... Se la turistica è così bella, perché non ci viene il tizio bianco? Tra l'altro in mezzo ai miei parenti non deve passarsela così bene”.

In effetti il viaggio si stava rivelando un incubo. Lo Stato d'Israele aveva già da tempo abbandonato ogni speranza di dormire un po' – ma non per questo aveva rialzato lo schienale: ormai era una questione di principio. Nelle ore seguenti fu un continuo litigio per queste e altre misere questioni di principio, che culminarono col passaggio del carrello bevande. Lo Stato d'Israele era praticamente astemio, ma si concedette ugualmente un'abbondante razione di vodka quando si rese conto che la comitiva di barbuti non poteva toccare alcol per via di certe loro ottuse superstizioni. A quel punto però, già un po' alticcio, venne quasi alle mani con un ragazzino che da due file dietro lo stava bersagliando con piccole palline di cibo non koscher.
“Ma si vergogni! Mettere le mani addosso a un bambino!”
“Vergognatevi voi, ad allevare figli così maleducati”.

Anche stavolta avevano ragione entrambi; purtroppo una ragione, divisa per due, è uguale a due torti. È una regola aritmetica che vale soprattutto negli ambienti ristretti (carlinghe di aeroplani, condomini, marciapiedi e piste ciclabili, strisce fertili tra il deserto e il mare). I barbuti finsero di redarguire il bambino; quel che fecero in realtà fu piazzare lui e il suo cuginetto di otto anni nella posizione strategica migliore per continuare i lanci; lanci che lo Stato d'Israele sopportò stoicamente, limitandosi a proferire qualche minaccia ogni tanto, in attesa che la razione di proiettili immondi finisse. Ma non finiva mai! Quelli continuavano! Chi li riforniva? Lo Stato ebbe un brivido: i quindici parenti dello Zio barbuto stavano mettendo insieme i loro rifiuti affinché i monelli potessero disporre di una riserva illimitata! Una dozzina di adulti regrediti a monelli! In pratica, di tutte le strategie di resistenza, aveva vinto quella più infantile! A un certo punto, con la coda dell'occhio, allo Stato d'Israele parve di vedere che anche un passeggero non barbuto, un bianco come lui, stava porgendo il suo vassoio ai ragazzini con aria divertita! Ma quindi era vero, ce l'avevano tutti con lui! Possibile? Fortuna che l'aeroplano era pressurizzato, altrimenti non avrebbero esitato a buttarlo fuori! Ma cosa aveva fatto di male, a parte aver fatto valere i suoi diritti? Perché doveva sempre pagare lui per tutti gli errori?

“Mi scusi...”
Si riscosse dal momentaneo torpore. Era lo Zio. Era venuto in Business a vendicarsi! Lo Stato si alzò di scatto, ma ebbe un lieve capogiro.
“No, no, vengo solo a dire che... io non credo che il posto è suo, però... quello che succede adesso qui mi vergogna molto. La mia famiglia mi vergogna molto. Si comportano tutti da ragazzini”.
“E lei li rimproveri”.
“L'ho già fatto. Non mi ascoltano. Dicono che sono debole”.
“Non hanno il senso del rispetto”.
“Perché mi hanno visto cedere. Mi hanno visto lasciare il posto a lei e adesso non mi considerano più il capofamiglia. Danno tutti retta a quell'idiota di mio fratello, due file indietro a destra, lo vede?”
“Il tizio con la barbetta corta?”
“Un fanatico vero. Dice che bisogna aprire il portellone e buttarla giù”.
“Mio dio, ma siete pazzi!”
“Tranquillo, crede che lo faranno? Non sanno nemmeno che non si può aprire il portello. È solo una scena per far vedere che è... come si dice... intransigente. Perché vede, noi siamo fatti così: se cediamo su una cosa, perdiamo tutto il rispetto. Io ho ceduto il posto e ho ceduto il rispetto. Può capire questa cosa?”
Lo Stato d'Israele la capiva molto bene, ma non lo disse.
“Ora vorrei stringere la mano a lei, ma i miei parenti...”
“Capisco. Fa lo stesso”.
“Mi dispiace ancora per tutto”.
“Non importa, tra pochi minuti siamo arrivati”.

Certe volte lo Stato d'Israele ha la sensazione di impazzire: insomma, possibile che tutti ce l'abbiano davvero con lui? Altre volte pensa che non è lui a essere pazzo, anzi, lui è uno Stato tutto sommato razionale. È il mondo che è pazzo e continua a prendersela con lui per i motivi più futili e assurdi. Poi razionalmente si rende conto che questo è un classico pensiero da soggetto paranoide, e si riscuote. È il problema di chi vive un po' isolato: alla lunga si rimane un po' impigliati dentro i fili dei soliti pensieri che si annodano e si rincorrono.
Nei prossimi giorni lo Stato d'Israele è ospite a Torino: se passate di lì, ascoltatelo: e almeno salutatelo, anche da parte mia.

mercoledì 7 maggio 2008

aridatece Brancaleone

Il lombardo alla prima Crociata

Uno dei meriti del governo Prodi (per ora dimenticati) è che ci ha fatto uscire dall'Iraq. Una guerra che gli italiani non avevano voluto, che nemmeno Berlusconi aveva voluto – salvo imbarcarsi all'ultimo momento con un piccolo contingente quando credeva che l'alleato avesse già vinto, secondo un classico schema all'italiana che ci aveva regalato già tante luminose pagine di Storia nel Novecento.

Invece la guerra non era finita; alcuni soldati italiani sono caduti, dando (quel che è peggio) la sensazione di essere caduti per niente. Anche per questo nel 2006 Berlusconi ha perso di misura le elezioni; al suo posto è subentrato Prodi, che come prevedeva il programma della sua coalizione ha ritirato le truppe. In questo modo non solo ha evitato altre stragi di soldati italiani, ma ha anche allontanato lo spettro di una ritorsione dei terroristi islamici sul nostro Paese.

Quest'ultimo, mi rendo conto, non è un argomento molto elegante: gli spettri non dovrebbero minacciare nessuno, in fondo se cedo al terrore il terrore ha vinto. Già. Personalmente faccio quel che posso ogni giorno per non cedere al terrore; però se fossi il capo del governo di una sottile penisola allungata nel Mediterraneo, credo che il problema dovrei pormelo. L'Italia è diventata, negli ultimi vent'anni, un Paese 'anche' islamico: non è una novità, se è successo a Inghilterra Francia e Spagna prima di noi, era fatale che capitasse anche noi. Però l'Italia non ha ancora avuto la sua strage terroristica islamica, come l'Inghilterra e la Spagna; e nemmeno la guerriglia di seconda generazione tipica della Francia. Probabilmente è una questione di tempo: nel lungo termine le cose spiacevoli tendono ad accadere. Nel frattempo, se non è dignitoso arrendersi agli spettri, non è nemmeno ragionevole stuzzicarli. Per farla breve: Prodi fece proprio bene a tirarci fuori dall'Iraq. Già. Ma è anche per questo che poi il PD ha perso le elezioni. Perché?

È il problema di chi risolve i problemi: una volta che li hai fatti sparire, non c'è più bisogno di te. L'Iraq era già da tempo scivolato nelle pagine interne dei giornali: col ritiro del contingente è scomparso definitivamente. La campagna elettorale si è giocata tutta sulla politica interna: del resto Veltroni non aveva un altro ritiro da promettere (l'Afganistan è un caso molto diverso). Il solito errore politico di Prodi: ostinarsi a cercare di risolvere i problemi, invece di gestirli. Bastava fare, per dire, come col conflitto di interessi: c'è gente che vota a sinistra da vent'anni in attesa che lo risolvano, ma se lo risolvono poi c'è il rischio che la stessa gente scopra altre priorità, che magari voti a destra, e quindi è meglio procrastinare, no?

Questo la destra lo ha capito da un pezzo. I problemi non si risolvono, i problemi si cavalcano. Prendi la Paura, per esempio: perché dovrebbe essere considerata un problema? In realtà la Paura è la soluzione a un'altro problema, e cioè: perché mai la gente dovrebbe votare per noi? Se smettessero di avere paura comincerebbero a uscire la sera, conoscere altra gente, sviluppare pericolose tendenze materialiste... meglio in casa, a guardare i filmati degli attentati terroristici islamici. Già, se non fosse che questi maledetti terroristi islamici non attentano mai. Ma insomma, tutte queste cellule in sonno, cosa aspettano a svegliarsi? Che a Roma mettano su una metropolitana decente, come a Londra o Madrid? Hai voglia. È frustrante: tocca pescare dalla cronaca nera, che però alla lunga stufa; anche perché per ogni criminale magrebino o rom ne trovi un paio di italiani, e questo è abbastanza imbarazzante. A questo punto arrivano Calderoli e Borghezio: due stuzzicatori di spettri un po' ruspanti, ma abbastanza efficaci.

Il primo due anni fa sfoggiò in tv una maglietta satirica nei confronti del profeta Maometto. È una lunga storia, che più o meno conoscete e su cui non vorrei attardarmi, anche perché su questo blog se ne discusse molto. Ai tempi ero contrario alla divulgazione indiscriminata delle famose vignette olandesi: la libertà di espressione invocata da molti mi sembrava tutt'al più un pretesto per una provocazione nei confronti di chi ha il solo torto di professare una religione. Qui però non voglio discutere di questo, perché non è più questo il punto; perlomeno non lo è più da quando Calderoli mostrò quella maglietta e a Bengasi intorno al consolato italiano la polizia libica lasciò undici morti. Senza voler attribuire direttamente la responsabilità di quelle morti a Calderoli, devo dire che per me quei morti fanno la differenza: forse prima Calderoli aveva qualche diritto per fare il buffone con una maglietta poco divertente in diretta Rai, ma non dopo una tragedia simile. E infatti lui stesso smise di sfoggiarla, e si dimise persino da ministro: molto bene. Ma allora perché rinominarlo?

Sono passati due anni, e di quei morti qui in Italia forse ci siamo dimenticati: altrove è più difficile. Personalmente ritengo comprensibile che qualche esponente libico e della Lega Araba abbia manifestato disappunto per la probabile nomina di Calderoli a ministro. Sarà anche un'ingerenza nei nostri affari interni, ma spiegate a un non-italiano questo mistero: se Calderoli dopo l'incidente non era più degno di rappresentare l'Italia, perché lo dovrebbe essere due anni dopo? Cos'è cambiato nel frattempo, forse che gli undici morti sono meno morti? L'unica spiegazione è che il prossimo governo ha deciso di essere meno rispettoso nei confronti dell'Islam: lo si può dire in un modo un po' più fiorito, ma la cruda sostanza è questa. Borghezio la condisce però con tutte le spezie a sua disposizione. Sentite qua:

Le terribili minacce che giungono da Tripoli [? Quali terribili minacce?] dimostrano che avevo visto giusto indicando la Libia come regista della strategia di invasione delle coste meridionali del nostro Paese. Per fortuna grazie agli elettori, vi sarà finalmente nel nuovo governo la presenza significativa dei crociati della Lega Nord, in grado di combattere fermamente il pericolo del terrorismo jihadista ed i suoi palesi e occulti sostenitori. L'Italia, grazie anche alla Padania, è un grande Paese e non si farà intimidire da chi semina sentimenti di odio contro di noi, contro la nostra religione e contro la nostra civiltà.

La domanda che mi faccio è: ma il famoso elettore della Lega Nord più-intelligente-di-quanto-non-pensiate-voi-intellettuali, quando legge queste sparate (e le leggerà), non si sente fumare le palle? Perché un conto è essere dipinto dal Capo come un partigiano in sonno sempre pronto a tirare fuori il Fucile; sono battute, e si sa. Ma arruolarsi alle Crociate è un altro conto. Non si tratta semplicemente di sparacchiare Roma Ladrona: tirare fuori le Crociate in un contesto del genere significa mettersi contro non solo una dozzina di Paesi affacciati sul nostro stesso mare, ma anche i magrebini che ci fanno il pieno di benzina. Quella di Borghezio è una terapia d'urto: è chiaro che se le cellule in sonno del terrorismo islamico non le risvegli così, significa che per loro non c'è più niente da fare. Ma questa sarebbe una brutta notizia soltanto per Borghezio.

Se invece nei prossimi mesi qualche magrebino commetterà una pazzia, Borghezio & co. avranno già il seggio assicurato alle prossime elezioni. Sì, probabilmente qualche poverò cristiano dovrà morire per questo, ma l'Italia (e la Padania) non si fanno mica gratis.

Sono stato un po' lungo, stanotte? Scusate. Faccio il riassunto: negli ultimi mesi la minaccia del terrorismo islamico (anche grazie al ritiro delle truppe in Iraq operato dal governo Prodi) era molto sbiadita, al punto da rischiare di scomparire. Pericolo evitato: grazie al probabile ritorno di Calderoli nel governo, e ai simpatici discorsi di Borghezio, qualche milione di islamici in Italia e nel mondo si sono ricordati che l'Italia li odia. Se tra questo milione ce n'è un paio in grado di preparare un'autobomba, l'emergenza terrorismo islamico ripartirà alla grande! Naturalmente a quel punto Borghezio passerà come uno che ha precorso i tempi, che vedeva già da lontano là dove gli altri distoglievano lo sguardo.

martedì 6 maggio 2008

Le nuove notti bianche

Hai una sigaretta?

Uno ci prova anche, a buttarsi a destra, ma come si fa? Hai voglia a parlare di ritirata strategica, di resa allo spirito dei tempi... giusto il tempo di accendere il microfono a Gianfranco Fini e patatrac. Il più grande statista del secolo (quando tace) ha colpito ancora.

"Quel gruppo che si definisce neonazista va punito, ma quello che accade a Torino è più grave". A Torino, se ve lo chiedete, per ora hanno bruciato solo due bandiere israeliane (2) e una bandiera USA (1), ma se Fini insiste, chissà.

È morto Nicola Tommasoli. Per il presidente della Camera la sua vita valeva meno di tre drappi azzurri e bianchi. Per il presidente della Camera ammazzare di botte un cristiano per una sigaretta è meno grave di bruciare un'effigie per ragioni ideologiche. Questo non sa nemmeno che per la legge italiana i "futili motivi" sono un'aggravante.

Ma forse sono un'aggravante solo per gli albanesi e i rom - i visi pallidi, invece, se proprio devono ammazzare, lo facciano per un futile motivo; così nessuno li strumentalizzerà. "Hai una sigaretta?" Ci sono città in Italia dove un viso non pallido questa domanda non osa nemmeno rivolgerla. In queste città girano facce pulite e belle giacche che fanno paura. Gente che ti squadra come nessun marocchino o tunisino ha mai osato squadrarti. Li allevano così. Li pascolano così. Volpacchiotti eleganti, utili a spaventare i roditori.

Poi un giorno allentano il guinzaglio - giusto di quel poco che basta perché facciano una cazzata più cazzata del solito - ed ecco che scatta la caccia alla volpe. Tutti in bella vista a cacciare i Cattivi, per primo il Sindaco, naturalmente. E via che si va, finché c'è Allarme Criminalità c'è speranza.

sabato 3 maggio 2008

...ma prego, figuratevi

Io sono a spasso fino a lunedì; se però nel frattempo volete votarmi su Panorama.it, fate pure, non mi offendo.

martedì 29 aprile 2008

Un lampione non fa il Sudafrica

Città buia

Di Roma veramente non dovrei scrivere, perché è una città molto grande e complicata che non conosco. È solo che alla fine di tante chiacchiere mi è rimasta una curiosità, che forse un raro lettore romano potrà esaudire: ce l'hanno poi messo, quel lampione in zona Tor di Quinto di cui tanto si parlava l'anno scorso?
Oggi forse qualcuno se n'è scordato, ma il dibattito sul lampione – illuminante, è il caso di dirlo, col senno del poi – fu talmente sentito da lambire i commenti di questo blog, che veramente con Roma c'entra nulla o poco. La mia imminente svolta a destra(*) probabilmente è iniziata in quel momento, cioè da quando osai proporre anch'io “qualche notte bianca in meno e qualche lampione in più”... e subito ci fu chi m'accusò di voler importare dentro il Grande Raccordo il modello sudafricano: telecamere, torrette, filo spinato... lo vedete che alla fine è l'estremismo che ci frega? Intendo l'estremismo degli argomenti: perché se ci pensate a mente fredda dovrete convenire che un lampione non fa il Sudafrica: non costa neanche molto e tiene un po' più lontano la paura, e magari anche chi sulla paura ci specula su.

Certo, quelli non sono mica dilettanti: è da vent'anni che ammucchiano testate ed emittenze, vent'anni che insistono sul problema; un lampione in più di sicuro non li avrebbe messo in difficoltà, non avrebbe salvato Roma da Alemanno e i suoi manipoli. Però almeno ci avrebbe lasciato la coscienza pulita, la sensazione di aver fatto tutto quello che onestamente si poteva per evitare la psicosi del buio montata ad arte sui media. Oltre al fatto, non secondario, che lo stesso lampione potrebbe salvare una vita. Sto parlando del lampione che l'anno scorso non illuminava il sentiero di casa di Giovanna Reggiani, aggredita e uccisa a pochi km. dal Campidoglio. Per l'occasione il sindaco Veltroni promise e minacciò; siccome l'aggressore veniva dalla Romania andò a parlarne col presidente rumeno personalmente, ma quel lampione poi lo piantò? Chiedo, perché onestamente non lo so. Qualcuno lo sa?

E nel caso il lampione non ci fosse ancora, mi avvertite quando lo pianterà Alemanno? Giusto per verificare un pregiudizio mio sulla destra tutta ordine-e-sicurezza: secondo me è un bluff. O meglio: Alemanni e compagnia sono talmente dipendenti da questo problema, che se lo risolvessero non sarebbero più in grado di trovare un motivo per farsi votare. Voglio dire che se per assurdo i soldi di tutte le Notti Bianche e delle Feste Del Cinema da qui all'eternità fossero dirottate sui lampioni e sulle ronde di quartiere, e sui voli charter per rimpatriare qualsiasi straniero dall'aria vagamente delinquenziale; se insomma Roma diventasse improvvisamente una capitale moderna, pulita, ordinata, una specie di enorme Treviri... a quel punto chi se la filerebbe più, la destra torva di Fini e Alemanno? Certi problemi è meglio cavalcarli che risolverli. D'altro canto, anche quel giorno i canali in chiaro e scuro non smetterebbero di pompare l'allarme criminalità (in fondo hanno continuato a farlo per vent'anni, man mano che i delitti diminuivano). Per cui, insomma, sì, da qui in poi il Sudafrica è davvero più vicino. Ma è in strada da anni: e sono ingiusto io, a pensare che un povero lampione avrebbe potuto ritardarlo.

(*) ...tengo famiglia.

Va bene anche di plastica, il vassoio

In seguito non mancherà il tempo per l'analisi serena e spassionata, e perché no, per l'autocritica: perché qualcosa di male l'avrò fatto pure io, non ne dubito, e in seguito avrò il tempo per chiedervene scusa, affezionati lettori.
E ci sarà anche il tempo per riconoscere che in mezzo a tanti torti c'era pure qualche ragione. Tempo al tempo, ce ne sarà per qualsiasi cosa. Ma stanotte no. Stanotte voglio solo la testa di Francesco Rutelli su un vassoio d'argento.

In realtà scherzo, come sempre. Mi basterebbe non vederlo più in circolazione: in un'altra nazione perdere le elezioni come le ha perse lui, cascando a piedi pari nel più banale tranello sulla sicurezza, equivarrebbe alla morte politica. Mi fanno sapere, invece, che Rutelli ha comunque un seggio pronto in Senato, capolista in Umbria. Che gli elettori umbri fossero consapevoli o no di votare per lui, mentre mettevano la croce sulla scheda, non ha naturalmente la minima importanza: né avevano importanza le rilevazioni che qualche mese prima delle primarie lo davano all'1% di popolarità tra gli elettori del neonato PD. Ripeto, l'1% del suo bacino elettorale. Un dato tra tanti che avrebbe dovuto far riflettere, ma non c'era tempo. Al loft erano troppo occupati a ventilare riforme costituzionali alla cacchio, ispirarsi al superbowl, svenarsi per acquistare quattro radicali che una volta eletti stanno già meditando di rimettersi sul mercato.

In questi giorni riapre il Parlamento, e per la prima volta non mi rappresenta. Non solo manca la Sinistra, che qualcosa di me avrebbe potuto rappresentarlo; ma il PD che ne ha preso il posto è composto da personaggi politicamente finiti come Francesco Rutelli. O come Massimo D'Alema, che comincia a mandare i suoi in ricognizione tra le le macerie del loft. E allora mi tocca scriverlo una volta in più, su questo sito di nessuna importanza: a un certo livello di professionalità, imprenditoriale o politica, non possono esistere seconde possibilità. Rutelli ha perso (male)? Rutelli fuori. Veltroni ha perso? Veltroni fuori. Bettini ha perso? Bettini chi? Il mio grado di attaccamento a questo catastrofico Partito Democratico, da qui in poi, sarà direttamente proporzionale al numero di teste che cadranno, pagando per i loro innumerevoli errori. Il fatto che Rutelli & co. abbiano ancora cinque anni di indennità parlamentare garantita deve scivolare nell'oblio: vadano pure a Palazzo Madama o a Montecitorio, votino e intaschino i gettoni secondo coscienza, ma non si facciano più vedere davanti a una telecamera; ne va della nostra residua capacità di immaginarci un'Italia migliore.

venerdì 25 aprile 2008

Capire le ragioni (anche di chi aveva ragione)

Siccome non ci si può scandalizzare per tutto (bisogna anzi fare economia), io di sicuro non me la prenderò se Berlusconi la chiama guerra civile.
In effetti è stata una guerra, ed è stata pure, nel peggiore dei significati, civile.
Basta ricordarsi di aggiungere che i Partigiani, oltre a vincerla, l'hanno pure combattuta dalla parte giusta: l'ha fatto? Pare di sì. Allora tutto ok. Di problemi ce n'è già tanti.



Direttamente dall'archivio del blog che esisteva quando Beppe Grillo non sapeva cosa fosse un blog: Cantico del 25 aprile.

mercoledì 23 aprile 2008

è un Mercato Pazzerello

Di notte, scalciando

Così l'intellettuale declassato, smanioso di una rivincita sulla borghesia che lo disprezza e sul proletariato che rifiuta di adottarlo e ne misconosce le qualità, completa la sua parabola esistenziale riciclandosi come manovale della reazione. (Th. Bruch, Didattica del Materialismo, XIV, 6).
“Non stai dormendo, vero?”
“Mmmno”.
“Che faccia che hai. Possibile che non te ne sia fatta ancora una ragione?”
“Me ne sono fatta una ragione”.
“Per niente. Ma lo sapevi che perdevamo, no?”
“Certo che lo sapevo. Stavo per giocarci dei soldi”.
“Ecco, appunto, perché non te li sei giocati?”
“…”
“Trecento euro e ti passava la tristezza”
“Sì, secondo te io sono uno che si gioca trecento…”
“Giusto la fattura del tizio che ci ha riparato il tetto, caccia via”.
“A proposito, e l’immobiliare?”
“Ci risentiamo domani. Comunque i prezzi sono quelli lì”.
“Ma sono matti. Sono tutti matti. Aspettiamo, vedrai che calano”.
“Come no”.
“Calano, calano”.
“Non dovevano calare l’anno scorso?”
“Tra un po’ va giù tutto, vedrai”.
“E se invece va su?”
“Non può andare ancora su”.
“Certo che uno come te, che capisce tante cose… è un peccato”
“Cos’è peccato?”
“No, dico, peccato che l’unica cosa che tu non riesca a capire siano i soldi”
“Guarda che li capisco benissimo”.
“Come no. Un rockfeller. Ti chiamerò Rockfeller, come il merlo”.
“Il corvo. Era un corvo”.
“Non aveva il becco giallo?”
“Ti confondi con Portobello. Buonanotte”.
“Buonanotteamore”.

Ha ragione.
Sto a preoccuparmi dei massimi sistemi e intanto ci piove in casa. Bisogna farsi furbi, monetizzare.
Intanto posso cominciare a dar lezioni. Pare che si arrotondi bene. Tutti i liceali col panico dell’esame a settembre… vedi che Fioroni una cosa giusta l’ha fatta.
Però alla fine è solo una pezza. A scuola quanto potrò andare avanti? Può solo peggiorare, e si fa già fatica adesso. Nelle classi a 29 non si respira, letteralmente, e poi basta che ce ne sia uno un po’ schizzato e tutti lo seguono a ruota.
E tutte queste storie sul bullismo, sugli insegnanti fumati o maniaci sessuali… lo sai dove vogliono arrivare, no? Vogliono convincere i genitori middle-class a staccare i buoni scuola e mandare i figli al SacroCuore. Così ci resteranno solo terroni, tunisini e albanesi. C’è da dire che a volte sono più educati. Soprattutto i cingalesi, che però hanno un odore che non sopporto. È la loro cucina maledetta. Che razza di spezie usano? Mi si fermenta il caffelatte nello stomaco – l’altro giorno stavo per vomitare davanti a una bambina. Tutta una vita così? Ma forse ci farò l’abitudine. Forse.
È chiaro che quando sei giovane, hai tanto entusiasmo, credi di poter risolvere tutto, ma siamo seri: quanto credi di poter durare? Io volevo insegnare la storia e la geografia, se devo mettermi lì a spiegare l’alfabeto ai cingalesi mi annoio. Cioè, dai, non è più il mio mestiere. Però è l’unico mestiere che so. Forse.

“Spengo la luce”.
“Ok, buonanotte”.

E intanto il conto cala. E se mi capita qualcosa? Imprevisti, probabilità – poi un giorno ti segnano la fiancata e finisci in rosso. Succederà. È già successo ad altri. E io non sono più furbo di loro. Diciamo la verità. Capisco tante cose, ma non sono più furbo di loro.
L’università è esclusa, c’è una fila di ex ricercatori questuanti che parte dagli anni Novanta, e sono tutti più giovani e svegli di me. E quindi? Questi son problemi, altro che Berlusconi. Certo, può sempre darsi che crolli il petrolio e il dollaro, si sciolgano i ghiacciai e collassi tutto l’occidente. Questo nel migliore dei casi. Ma metti che non succeda. Cosa faccio?
In politica non mi posso buttare, ho parlato male praticamente di tutti – e poi c’è la fila anche lì. Con Beppe Grillo? Per carità, inaffidabili. Andrà a finire come al g8, qualcuno si farà male e poi tutti a casa. Ma io comincio ad avere un'età. E se mi capita qualcosa? Del tipo, metti che mi debba far operare.

Già solo di denti mi stanno andando via stipendi interi, e fanno male lo stesso. E poi i dottori non me la contano giusta. L’altro giorno sono andato da un privato, cento euro per cinque minuti e un dito in culo! A proposito, cos’è questa nuova tendenza? Il proctologo lo posso capire. Il dermatologo m’insospettisce già un po’. Ma l’otorino? Possibile che non possa sfilarmi due biglietti da cinquanta senza appoggiarmelo lì? Ehi! Se proprio ho un bel culo dovreste pagarmi voi. E non è detto che non vada a finir così. Ma sto davvero pensando a questo?

E ‘sta pioggia maledetta, com’è che fa tanto rumore, stanotte? Di solito non picchia forte così. Del resto è aprile, ogni giorno un barile. Potrei mandare il curriculum in banca. Ma a chi la racconto? Io di soldi non capisco niente.
La verità è che in banca ci dovrei entrare con una pistola giocattolo. Una volta sola. In una banca sola. Funziona, una gran scarica di adrenalina e vai, la prima volta non ti beccano. Quelli che si fanno beccare, è sempre perché ci riprovano. Ma una rapina in banca non si nega a nessuno, è quasi un tuo diritto, del resto se le banche cominciano a fotterti a dodici anni…
Sì, ma un colpo solo mica basta. Nella cassaforte di una filiale, quanto ci sarà? Centomila? Va bene, si tira un po’ il fiato, e poi? Ci vuole un reddito. Potrei fare il corriere. In effetti sarei un buon corriere. Le autostrade le so tutte e mi piace girarle, fermarmi agli autogrill e non pensare a niente. Non mi hanno mai fermato a un blocco, mai, nemmeno con la barba sfatta. Ispiro confidenza. Potrei girare l’Europa in lungo e in largo trasportando chili di qualsiasi cosa. Tra l’altro non consumo, per cui come corriere sarei molto affidabile.

Mi terrei un mestiere di copertura – non so, potrei fare il rappresentante di enciclopedie. La faccia ce l’ho. E nella ruota di scorta potrei portare in giro di tutto. Ma che ruota di scorta, ormai ti fanno ingurgitare – se va bene. Sennò supposta. E torniamo sempre lì. Ma almeno si guadagna. Non posso credere che sto pensando a questo. Io corriere, sì, di cosa? E per chi? Non conosco nessuno. Cioè, nessuno, aspetta. Toni di IIIC.

Lui riga abbastanza dritto, ma suo zio venne qui in soggiorno coatto, due anni prima che cominciassero gli incendi dei capannoni. Quando viene al ricevimento generale gliela butto lì: “devo arrotondare, faccio già dei piccoli trasporti, lei non conosce mica qualcuno che ha bisogno di…”. Si capisce che non si fiderà subito. Magari mi chiederà di accendergli un capannone, prima. E vabbè, dopotutto a me che frega dei capannoni? Tutti di gente che vota lega, se ne vadano affanculo, ve li brucio con soddisfazione. Ha anche smesso di piovere.

Tre o quattro anni così, senza dare nell’occhio. E se mi mandano all’est, c’è anche la possibilità di arrotondare. Se vado via vuoto e imbarco un paio di badanti a viaggio metto insieme una somma discreta senza spesa aggiuntiva. Se guidassi un camioncino, ma in macchina chi vuoi che mi fermi? Ho la faccia da tratta delle bianche? Tutto tranquillo, basso profilo. E se il padre di Toni vuole farmi la cresta? Tra l’altro suo figlio sa benissimo dove parcheggio. Lo vedi che mi serve un garage?
E va bene, avrà la sua percentuale. Però bisogna starci attenti, perché è un mestiere in cui si brucia molta benzina, e la benzina sarà sempre più cara… potrei mettere la bombola a metano… ma c’è il metano in Ucraina? Devo guardare su internet. Anche se poi… con la bombola… nel traforo del Gottardo… ma è già esploso una volta, quel tunnel… quindi le probabilità che esploda ancora…

E poi non devo mica passare la vita così. Quattro-cinque anni e poi mi metto in proprio. Una cosa piccola e pulita, senza dare fastidio a nessuno. Un bar con due camere sopra. Ci metto due bielorusse regolarizzate, e gli chiedo il venti per cento. Mi sembra onesto. O non lo è? Devo guardare su internet, ma sono convinto che c’è gente che prende anche il quaranta. Naturalmente se viene il padre di Toni offre la casa. Ma se viene il resto della famiglia? È numerosa. Gente che non paga volentieri. Hanno buttato giù un ristorante nella bassa, una volta, per via di un conto. Bisognerà abbozzare. Che mi metto a litigare coi camorristi, coi tempi che corrono?
E se le bielorusse si rifiutano di lavorare gratis e amore dei? Che poi i bar mica te li regalano, ci sarà un mutuo da pagare. Va a finire che mi toccherà chiedere soldi. Alla famiglia di Toni, naturalmente. E poi mi strozzeranno, va da sé. Un bel giorno mi alzo e mi trovo il bar bruciato… ma chi me l’ha fatto fare…
“Abbia pazienza, prof, ordini superiori. Dovevamo verificare che non ci fossero perdite dal tetto, ci capisce…”.
“Ma stavo giusto arrivando con la rata…”
“Prof, lei è un bravo guaglione, ma con rispetto parlando, se avesse mai studiato economia. Gli interessi passivi, ha presente gli interessi passivi? Comunque un modo di recuperare c’è. Si ricorda il vecchio mestiere? Ci sarebbe una missione a Bucarest”
“Ma Toni…”
“Una cosa rapida e indolore. Sei capsule. Ai vecchi tempi ne teneva pure otto”.
“Ma sono vecchio, Toni. Va a finire che esplodo”.
“E c’è pure un pappagallo con il becco giallo”.
“Con la bombola. Di metano. Nel traforo. Lungo chilometri sei”.
“Un tantino picchiatello… non sa dire: portobello”.
“Ma stavo così bene da statale”.

***

“Ma stai bene?”
“Eeeeh?”
“Stai scalciando!”
“Macché”.
“Ti dico che scalciavi. Dormivi? Hai fatto un brutto sogno?”
“Ma no, ero qui che pensavo tra me e me”.
“Che pensavi?”
“Pensavo… pensavo che dovrei cominciare a dar lezioni… c’è molta richiesta”.
“Mi sembra una buona idea”.
“Sai, hanno tutti paura dell’esame di settembre, adesso”.
“Ottimo”.
“Ti voglio bene, sai”.
“Lo so, anch’io ti voglio bene. Buonanotte”.
Buonanotte.

E' un racconto, mamma, sta tranquilla, sto bene, non mi manca niente. Ogni riferimento a fatti persone o cose è puramente casuale, la cucina cingalese è saporita e inodore e la camorra non esiste, da noi. Ma neanche altrove, in generale.

lunedì 21 aprile 2008

i gelati sono buoni, ma

Caro Astensionista,
ti scrivo per rassicurarti (so che in fondo ci tieni): non mi ero scordato di te.

Se in questi mesi di campagna ho evitato di scriverti – rompendo una tradizione semidecennale – non è stato per dimenticanza o negligenza. No. L’ho proprio fatto apposta. Perché ti conosco, ormai. Più tutti ti scrivono, invitandoti ad esprimere una volontà qualsiasi, più tu ti arrocchi nella difesa del tuo incompromettibile gusto personale. Intanto passano gli anni, ma la scena non smette di apparire infantile: per quanto nobili siano i tuoi ideali e i tuoi intenti, l’effetto è quello del bambino che pesta in piedi al centro di una folla di parenti che gli supplica di collaborare. Ogni volta che penso a te mi viene in mente un vecchio pezzo di Gianluca Neri che – non me ne voglia – riassumeva così la sua astensione: se voglio un gelato al pistacchio, e il gelataio insiste per mescolarlo con la crema, io non lo compro, perché il mio ideale era il puro pistacchio. Il fatto che con tutte le metafore al mondo, Neri avesse scelto proprio quella del gelato, mi si è conficcata per sempre in un angolo della memoria fissa. Perché vedi, in fondo nella vita facciamo tutti dei compromessi. Vorremmo quella casa, quel lavoro, quel partito, quel parcheggio, ma non sempre li troviamo disponibili: e allora ci arrangiamo con una casa che costa un po' meno, un lavoro che è meglio di niente, un parcheggio un po' più lontano. Tutti compromessi più o meno dolorosi, ma necessari. Per l'Astensionista invece la scelta più dolorosa della vita fin qui pare sia stata la rinuncia ad un gelato.

Insomma, Caro Astensionista, nel momento in cui tutti guardano a te e ti supplicano di lappare il loro cono scadente, io questa soddisfazione non ho voluto dartela. Anche perché stavolta non mi sembravi così determinante: e questa era una buona notizia sia per me che per te.
Anche ora devo dirti che non ho molta voglia di farmi i fatti tuoi. Volevo invece raccontarti un po' di cose su di me. Mi sono accorto che sono cambiato, sai? Proprio rileggendo le vecchie letterine che ti scrivevo. Non ti dirò che sette anni fa ero più ingenuo: sarebbe banale, e poi no, non ero ingenuo: avevo ragione, già allora. Forse più allora che adesso, perché vedevo le cose più da lontano. Per esempio, alla vigilia delle elezioni 2001 ti supplicavo:

Non cerco di convincerti. Cerco di commuoverti. Vedi, se tu sei forte, io sono debole, e ho paura. Ho paura di cosa può fare Berlusconi, indisturbato, in cinque anni. Ho paura di come potrà conciare la scuola (non soltanto pubblica), l'assistenza sanitaria, la giustizia, in breve l'intera società. Ho paura di svegliarmi, tra breve, in un Paese dove sarò cittadino di serie B, condannato a usufruire di servizi statali o parastatali di serie B e a inquadrarmi nel target che una qualche tv commerciale avrà stabilito per me.

Quant'ero tenero, col cuore in mano: “ho paura, ti prego aiutami..” Eppure tutte le mie paure erano fantasmi vaghi, parole astratte: Scuola, Assistenza Sanitaria, Giustizia, Società... problemi enormi che sorvolavo da lontano. Ecco, Astensionista, io non sono più così. Man mano che gli anni passavano io calavo, calavo sempre più. Oggi non sarei più in grado di preoccuparmi di parole astratte, tipo, che so, la Scuola. Oggi la scuola è un edificio polveroso in cui lavoro, e la mia principale preoccupazione è un bambino (italiano, normodotato) che arriva dalla quinta elementare con buono in pagella e non sa leggere; un altro che avrebbe bisogno del sostegno ma è fuori budget; e un genitore a cui ho spiegato una cosa un mese prima che una circolare del ministro la cambiasse; e il mese dopo è cambiato anche il ministro. Oggi non penso più alla Sanità, penso alla mia colecisti e a quanto mi costerà nei prossimi mesi. E poi penso alla casa. Sette anni fa non la mettevo neanche in elenco. E alle spese, alle tasse. Qualche tempo fa ho scoperto di appartenere a una delle fasce che ha perso il maggior potere d'acquisto, e la cosa mi ha fatto una rabbia che non ti dico. È stato come... svegliarsi cittadino di Serie B. Sì, me lo aspettavo, eppure quando ti ci trovi dentro è sempre diverso da come te lo figuravi. Insomma, è come nell'atroce racconto di Buzzati: man mano che il paziente scende da un piano all'altro dell'ospedale, vede sempre meno cielo dalle finestre, e si concentra sempre di più su sé stesso e i suoi dolori. Questo sta succedendo a me, Astensionista. Sette anni fa mi preoccupavo dell'Italia, se non del Mondo. Adesso mi preoccupo del prezzo di un singolo metro quadro in periferia. Sto diventando sempre più piccolo, e forse meschino.

Che sia questo il vero motivo per cui non ti scrivo più? Sette anni fa ti supplicavo di salvare l'Italia, oggi avanzerei richieste meno nobili. Oggi vorrei essere salvato, io, da qualsiasi folle piano di costruire un ponte di Messina o un Hub varesotto a spese mie; non temo per la sorte di un martire per la libertà stile Biagi o Santoro, ma per le mie tasche, perché se aboliranno l'ICI i comuni dovranno ben rifarsi sulle tasche di qualcuno: e indovina chi sarà. C'è da vergognarsi, caro Astensionista, a venirti a disturbare con preoccupazioni così grette che tu, evidentemente, non condividi. Ecco, questo è curioso. Perché non le condividi?
Probabilmente possiedi una casa. Magari hai un'attività, e detassando gli straordinari riuscirai anche a metter da parte qualche soldino in più. Insomma, probabilmente per te Berlusconi è una gran rottura di palle, ma senza vere conseguenze per il portafogli. Ecco, dovevo capirlo subito. Io e te siamo diversi.

Forse sette anni fa non era ancora così, ma oggi sì. Io sono scivolato in serie B, tu no. Per me un Veltroni al posto di Berlusconi avrebbe fatto una grande differenza. Una differenza non astratta, ma economica, sostanziale. Non era il mio tipo, i suoi discorsi mi annoiavano, le sue strategie mi lasciavano interdetto, ma sapevo che avrebbe provato a fare qualcosa per me. Come so benissimo che Berlusconi non ci proverà nemmeno, e giustamente: lui rappresenta altre classi e altre categorie, che hanno vinto le elezioni, mentre io le ho perse. Le ho perse e pagherò per loro.

Capisci, Astensionista? Qui dalle mie parti chi perde paga. Da voi non è così.
Da voi in serie A ho sentito fare dei discorsi preoccupanti, non solo dagli astensionisti – anche da quelli che votavano PD. Il senso generale è: abbiamo perso, beh, pazienza. Pazienza? Almeno adesso ci sarà un governo stabile. Stabile? Da quando in qua una persona caduta in un pozzo di merda si rallegra di aver raggiunto una posizione stabile? Tra cinque anni, chissà... Tra cinque anni? Ma sul serio voi avete altri cinque anni da aspettare? Io tra cinque anni ne avrò già troppi: e non so nemmeno se posso permettermi un figlio o no. E poi una gran voglia di divertimento: finalmente è terminata la noiosa campagna elettorale, ora spassiamocela, andiamo ai concerti, conosciamo gente nuova... Astensionista, ti rendi conto? Questa è gente che ha la nostra età, va per i quaranta. Per di più la congiuntura economica non promette nulla di buono. Tutta questa leggerezza che senso ha? Non è un po' la stessa leggerezza con cui due mesi fa hanno mandato a casa Prodi e si sono inventati una gioiosa macchinina di guerra? E ora che vi siete giocati altri cinque anni della mia vita, non dico che mi aspetto una scusa da parte vostra, ma non potreste tenere la faccia contrita ancora per un po'? No? Beh, capisco, è primavera. E va bene, andate, divertitevi. E vai anche tu, Astensionista, secondo me troverai chioschi con tutti i gusti di gelato che vuoi. C'è solo un'ultima cosa che vorrei confessarti.

Per molti anni, anche se ti blandivo, ho pensato che tu fossi un utile idiota, inconsapevolmente alleato del nemico. Lentamente mi sono accorto di sbagliarmi. Vista da qui sotto, in serie B, la tua posizione è molto più chiara. Il nemico sei tu. La buona notizia è che hai vinto anche stavolta. E anche stavolta senza sporcarti le mani – neanche di gelato alla crema. Che eleganza, beato te.